Chi si accontenta gode così così…A tutti risuonerà in testa la canzone di Ligabue, immagino.

Del resto “Chi si accontenta gode” è uno dei detti popolari più noti, tutti forse l’abbiamo pronunciato almeno una volta, no?

Sembra esortarci a non pretendere troppo, a gioire di quel che abbiamo, a limitare un po’ sogni, desideri, progetti e aspettative. Come se volesse ammonire i ‘grilli per la testa’ e tenerci saldi a terra, senza troppe smanie. E insomma ci costringe a godere così così…

Ma è proprio vero?

“Chi si accontenta gode” alla fantastica età di 55 anni ha finalmente un significato più profondo, più allegro, più saggio, più stimolante. Oggi credo che accontentarsi non significhi rassegnarsi. Oggi voglio leggerci dentro la contentezza, non una resa e un limite.

Quando vorremmo di più, quando aspiriamo a qualcosa di meglio, quando troviamo meno di quello che riteniamo di meritare, possiamo fare i salti di gioia? No, lo so bene. Ma…provando a rovesciare l’osservazione, potremmo imparare a valutare la situazione come punto di partenza per spiccare il salto.

Mi spiego meglio?

È la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto!

Se lo vediamo mezzo pieno apprezziamo un risultato, siamo a metà strada, ci sentiamo incoraggiati a riempirlo. Se lo vediamo mezzo vuoto siamo inclini a percepirci lontani dalla meta, demotivati, avviliti.

Ecco…accontentarsi potrebbe essere il bicchiere mezzo pieno. Respirare l’appagamento per quel che è, gradire e compiacersi del gradino in cui siamo e non escludere affatto di procedere lungo la scala fino in cima!

Diversamente, se ci accartocciamo su un ‘accontentarsi’ che ha il sapore della frustrazione e della sconfitta, non facciamo altro che inchiodarci a quel gradino, negarci ogni possibilità. Il bicchiere resterebbe insomma mezzo vuoto…

Il nostro pensiero e il suo potere sono strepitosi. Possono proprio ribaltare l’umore e i risultati. Lo spirito fiducioso è sempre più costruttivo, più reattivo, più creativo e quindi, alla fine, ha buone chances di spuntarla!

Che facciamo dunque? Scegliamo di essere contenti per avere più energie e conquistare maggior ben-essere?