Un bel giorno ti smarrisci. Ti sembra che tutto vada storto, che la tua testa non tenga più dentro tutti i pensieri, che la memoria sia saltata, che gli impegni siano troppi e le forze ridotte al lumicino.

Vorresti urlare, scappare o incontrare la fata con la bacchetta magica.

Senti la stanchezza, senti la pressione, senti lo sconforto.

Davvero come il tilt del flipper! Blocco totale e attimi di panico.

BASTA!!!!!!!

Perché in effetti è proprio quello che chiedi: uno stop per rimettere ordine tra idee e giorni, la lucidità per organizzare le scelte e i propositi, la clemenza del tempo per riprendere fiato.

Il surplus di tensione che sale è una sensazione esplosiva davvero. Brami un sonno che ti strappi alla corsa. O una mano santa che ti sollevi da qualche incombenza.

Oggi capita anche che manchino le pacche sulle spalle e gli abbracci di chi può almeno starti vicino.

Se ti è successo sai cosa intendo. Se non lo sai fai tutto il possibile per non arrivarci, tipo staccare la spina ogni tanto per riposare mente e corpo.

Comunque rifletto sul tilt perché spesso capita quando il carico di responsabilità è davvero esasperante o quando ci sentiamo incapaci di affrontare tutte le sfide del cammino. E rifletto soprattutto perché può succedere a tutti, specialmente alle persone sensibili, disponibili, generose.

Ecco, sarebbe bello se questa consapevolezza amplificasse la nostra attenzione. La nostra attenzione agli altri. A chi è in tilt o rischia di arrivarci. Forse ci basta accorgercene. Accorgercene per essere più clementi, più gentili, più collaboranti, più solidali.

La solidarietà è un argomento complesso, profondo, difficile. Eppure nelle piccole cose quotidiane potrebbe essere un atteggiamento semplice e potente. Magari non risolviamo il tilt altrui ma certamente possiamo portare la nostra compassione, il nostro sostegno.

Sono pensieri che in questo lungo anno di pandemia si infilano come un tarlo. Chissà quante persone sono sole, chissà quante persone sono in tilt. Se non ci troviamo in questa condizione, evitiamo di lamentarci per le nostre insignificanti magagne risolvibili e dedichiamo la cura possibile al loro stato d’animo, allo stato d’animo di chi soffre.

Credo sia questo, a poterci rendere davvero migliori.