Scommetto che istintivamente risponderemmo tutti che preferiamo la verità alla bugia. Sappiamo bene però che ci sono verità dolorose e verità scomode così come ci sono bugie pietose e bugie bonarie.

Talvolta chi dice la verità passa per quello brusco, sfacciato, indelicato. E altre volte chi dice una bugia può farlo “a fin di bene”, per non ferire, per tacere qualcosa di pesante, per aspettare il momento buono per rivelare qualcosa di grave.

Non solo. Alle volte la verità è davvero ingombrante. Scotta tra le mani!

E ci sono casi in cui ricorriamo alla bugia per cavarci d’impaccio o per paura di sollevare una bufera.

Probabilmente l’esempio più facile è quello del tradimento. Scoprite che un amico o un’amica sono traditi dal loro partner…come vi comportate? Scegliete la verità ad oltranza o vi fate i “fatti vostri”?

In situazioni difficili insomma valutiamo qual è il male minore, cosa possono comportare la verità o la bugia una volta dette. Probabilmente sull’ago della bilancia agisce anche il tipo di situazione, il rapporto che abbiamo con la persona interessata e coinvolta dalla bugia o dalla verità, quali nostri criteri di riferimento sono tirati in ballo.

Scommetto anche, comunque, che qualche bugia sfugga a tutti. Mentiamo per rifiutare un invito con una forma che non deluda chi ci ha invitato, ad esempio. Non è qualcosa di cattivo, in fondo è solo tatto. Del resto ci può capitare che qualcuno, in un momento di particolare sofferenza, ci chieda qualcosa alla quale rispondiamo con una piccola frottola per non generare ulteriore strazio. Non vogliamo ingannare, rispettiamo la fragilità.

Scommetto ancora che sia capitato ad ognuno di noi di urlare malamente una verità. Magari sbottando per rabbia o semplicemente sbagliando il momento e il contesto. Ce ne siamo pentiti, sicuramente. Ecco che anche la verità incontra un limite, quello della cautela con la quale riusciamo a maneggiarla.

E noi… siamo davvero certi di gradire sempre la verità?

Nella vita può capitare di non essere pronti a sentirla, a capirla, ad accettarla.

Nella vita succede che dentro la conosciamo ma abbiamo bisogno di far finta di niente, almeno un po’.

Se ce la sbattono in faccia può darsi che ci faccia barcollare no?

E allora penso se esista una formula, la formula giusta per comprendere quando far trionfare l’una e quando l’altra. Io propendo per la verità, da buona impulsiva. Eppure ho piena consapevolezza di quanto possa essere pericolosa e scivolosa. Paga, alla fine paga, dicono. Sì, non ti rimane il rospo della bugia, non c’è dubbio. Però può innescare malesseri, equivoci, malumori. In certi casi, diciamolo, può fare guai.

Con ciò faccio una fatica bestiale pure a sdoganare la bugia, sia chiaro. Mi sembra una debolezza, una falsità, un’azione irriguardosa.

Come si esce da questo circolo vizioso? Ci rimettiamo al buon senso e basta? Io credo ci voglia una morale, della verità e della bugia. Interroghiamo la coscienza e più che la via facile ci tocca imboccare quella più onesta o più generosa o più opportuna.

A me aiuta nell’orientamento il glamour cuore e cervello. Ne faccio una sorta di questione di stile. Mica formale, logicamente, ma di costume interiore, di valori e di educazione. Sto dalla parte di quello che risponde ai principi nei quali mi rispecchio. Pronuncio qualche verità anche quando ci vuole coraggio, opto certo volte per la bugia quando penso che sia una carezza necessaria o una microscopica scusa che non fa male.