50 sfumature di panchine…o di soste.

Non sono una pigrona che appena può si siede. E, per fortuna, mi assiste salute a sufficienza per conservare il mio dinamismo.

Eppure…eppure la sosta è un richiamo al quale cedo volentieri quando il tempo me lo consente.

Dicono che gli anziani pensionati li riconosci perché sono quelli che fanno capannello intorno ai cantieri: curiosando passano qualche ora, si informano sugli andamenti dei lavori cittadini in corso, magari scambiano due chiacchiere tra loro o con gli addetti alle opere. D’ora in poi si dirà che Mollia Style è invece quella che si ferma nei parchi e lungo i viali, dove l’accoglie una bella panchina invitante

Non mi dispiace, anzi! Ditelo e, soprattutto, fatelo.

La panchina non accoglie solo il corpo. La panchina ospita i pensieri, offre un panorama, ti dispone a una prospettiva. La panchina è un momento. Un momento per guardarsi intorno con calma, per riflettere su qualcosa, per raccogliersi lontano dal caos. Per respirare, lentamente.

Oh, la lentezza. La lentezza di una pausa non è mai uno spreco. Tutt’altro. Placa qualche nervosismo, rilassa qualche tensione, concilia qualche decisione.

Se ogni panchina potesse parlare, con tutti i deretani che le sono passati sotto tiro, racconterebbe migliaia di storie, di vite…e di amori.

Veramente! Quanti amori nascono o si nutrono di splendide appuntamenti su una panchina? Al riparo dalla folla, nella quiete del verde, nella libertà dell’aria aperta.

In verità ogni panchina ha raccolto anche pianti, solitudini, ansie….

E sedersi su una panchina nel via vai di una frenetica città come New York? Impagabile, starsene lì beati ad osservare. Voci e passi ci sfiorano e noi lì, placidamente accomodati.

Insomma ho ragione! Le panchine sono monumenti esistenziali. Oasi di benessere o rifugi nei momenti neri. Silenziose, discrete, pronte a tutto e a tutti. Un patrimonio da difendere.

Lode alla panchina! A quella più comoda e nuova e a quella sghangherata che ne ha viste di tutti i colori.

Custodisce gelosamente i nostri segreti e non ci rifiuta mai un posto.

I miei quasi 55 anni mi svelano, un pezzetto alla volta, il grande mistero della vita. Quella vita che talvolta riusciamo a godere davvero solo sostando su una panchina. Senza chiedere niente di più. Ecco che si spiega…l’attrazione fatale.

Ah, naturalmente se proprio non trovo una panchina va benissimo anche un sedile di fortuna!