Ma a voi capita, la giornata delle piccole sfighe a raffica?

Quella in cui non ne imbroccate una giusta, quella in cui tutto si combina in modo storto? Quella delle figuracce una in fila all’altra, quella dei contrattempi a ripetizione?

Piccole cose eh! Forse la giornata fantozziana è solo quella della sbadataggine o delle coincidenze bislacche però è tragicomico che tutto si concentri nelle stesse 24 interminabili ore.

La macchia di caffè sul vestito lavato, stirato e appena indossato quando sono pronta per uscire all’alba di solito è lo start! Riparo al volo, esco di corsa e -ovviamente- dimentico il pranzo. Salgo in macchina e via. Tranquilla, penso, il resto filerà liscio. Macché!

Si ribella perfino il telepass. No, dico, il telepass. Niente, bloccata lì, al casello. Simulando pure discreta disinvoltura con i maschietti in fila che già suonano, sbraitano o ridacchiano.

Riesco a rimediare e poi? Mica finisce così. Arrivo in ufficio e pur trafelata sfodero un sorriso e il bel garbo con il quale mi metto subito all’opera. Frugo nella borsetta e…manca la chiavetta! Oddio, la chiavetta, quella dove ho salvato il possibile e l’impossibile. Per fortuna prima di svenire chiamo un altro ufficio e un mio solerte collaboratore mi rassicura: è lì, la chiavetta è lì al sicuro.

Vado avanti, decisa a essere più forte di questi piccoli sgambetti del destino.

Sono solo inconvenienti sciocchi, mi ripeto.

Non demordo neppure all’ora di pranzo quando placo lo stomaco con uno spuntino arrangiato. Mi rimetto a testa bassa alla scrivania ma mi alzo di scatto per prendere un importante faldone. Aiuto, non grido solo perché il dolore mi strozza la gola. Il mio ginocchio ha avuto un incontro ravvicinato con uno spigolo, per aggrapparmi mentre sto letteralmente franando un’unghia della mano destra si scheggia.

E meno male che è estate, ho il coraggio di confortarmi. Avessi avuto i collant li avrei certamente sfilati!

Dopo un’ora di pace quasi irreale squilla il cellulare, lo prendo e…mi scivola dalle mani. Colpa mia, non ho tenuto la presa ben salda, dico a voce alta quasi a sfatare l’atmosfera fantozziana che aleggia sulla mia testa. Resiste all’urto dunque sono proprio una Donna fortunata, la giornata in cui di dritto c’è proprio niente è solo un tormentone, posso procedere serenamente a portare a termine il dovere…

Tralascio il fatto che stavo facendo un capitombolo all’uscita perché i maligni direbbero che sono i tacchi a rendere instabili.

Arriva sera. Posso rientrare a casa e consegnare il bel dì delle sfighe multiple al calore familiare che le scioglierà, pazienza per l’ultimo spavento sulle scale, che sarà mai, ho retto e quelli che mi hanno visto vacillare hanno fatto elegantemente finta di non essersene accorti.

Noooooo, mi sbaglio di grosso.

Sto per tirare un lungo sospiro di sollievo quando mi accorgo di non avere le chiavi di casa!

Mi perdo d’animo?

No, suono, sarebbero ben felici di aprirmi, Ludo e Roby…se ci fossero.

Accidenti.